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Reportage Tifosi

Clapton FC, da Londra Est con furore

Proudly East London. Spesso bagnato dalla pioggia, più raramente illuminato dal sole, lo striscione campeggia in alto su quella che viene chiamata Scaffold Stand. Traducendo, potremmo chiamarla la Tribuna Ponteggi: un nome, un programma.

Già, non siamo al Boleyn Ground. Nonostante la casa del West Ham disti solo una ventina di minuti a piedi da qui, la Premier League sembra lontana. Con i suoi prezzi inavvicinabili, i suoi diritti tv, i suoi posti a sedere, i suoi gadget, i suoi steward, i suoi vizi e i suoi campioni.

Questo è Forest Gate, quartiere di Londra Est, e la struttura che ospita la squadra locale stenta a rientrare nella definizione di stadio. The Old Spotted Dog Ground è semplicemente un campo di calcio. La minuscola tribuna con posti a sedere e la gradinata sorretta da impalcature metalliche si guardano dai lati opposti di un campo in erba a tratti scosceso. Intorno, un misto irregolare di paesaggio urbano e naturanasconde quasi del tutto il campo alla vista dall’esterno. Qualche bambino fortunato può passare i pomeriggi in giardino godendosi lo spettacolo con le mani aggrappate alla rete che divide il suo backyard dal campo di calcio.

Oh East London is wonderful
Oh East London is wonderful
It’s full of pies, mash and Clapton
Oh East London is wonderful…

Nonostante la decadenza, il Campo del Vecchio Dalmata può vantare record non da poco nei suoi annali. Si dice sia il più antico campo di calcio di Londra, e ospita la stessa squadra amatoriale dal 1888. Una squadra fondata nel 1878 nel quartiere di Clapton, di cui ancora porta il nome, seppur da quasi 130 anni giochi a qualche miglio di distanza: a nessuno è mai venuto in mente di cambiarglielo per un po’ di seguito in più nel quartiere. E’ stata fondata da un gruppo di amici come divertimento e, più o meno, la storia fino ad oggi non è mai cambiata. Stiamo parlando del Clapton Football Club.

Nonostante la decadenza, il Campo del Vecchio Dalmata può vantare record non da poco nei suoi annali. Si dice sia il più antico campo di calcio di Londra, e ospita la stessa squadra amatoriale dal 1888. Una squadra fondata nel 1878 nel quartiere di Clapton, di cui ancora porta il nome, seppur da quasi 130 anni giochi a qualche miglio di distanza: a nessuno è mai venuto in mente di cambiarglielo per un po’ di seguito in più nel quartiere. E’ stata fondata da un gruppo di amici come divertimento e, più o meno, la storia fino ad oggi non è mai cambiata. Stiamo parlando del Clapton Football Club.

Immaginando un viaggio dantesco nel calcio inglese, il nostro Virgilio ci direbbe che ci troviamo al nono strato della football pyramid, cioè a nove serie di distanza dalla Premier League e a cinque da quella linea che divide il calcio professionistico dalla non-League. Il Clapton oggi compete nella Essex Senior League, che riunisce principalmente club di Londra Est e dell’Essex. Ma questo non è un luogo in cui i biancorossi si sentano storicamente a proprio agio. La squadra detiene infatti il record di permanenza nella lega superiore, l’Isthmian League: esattamente un secolo ininterrotto, dal 1905-06 fino alla retrocessione al livello attuale nel 2005-06.

Questa competizione dal nome classicheggiante, ispirato ai Giochi Istmici dell’antica Grecia, fu fondata proprio dal Clapton e poche altre squadre nel periodo in cui il Movimento Olimpico stigmatizzava il professionismo nello sport, richiamandosi al disinteresse degli atleti dilettanti del mondo classico. Assieme alle defunte Athenian, Corinthian e Delphian Leagues ci ricorda che c’era chi pensava – e c’è ancora – che il dilettantismo sia la maniera migliore di praticare il calcio.

Di primati e fatti memorabili, il Clapton ne ha collezionati sin troppi. Un documento ufficiale della FA riconosce che è stata in assoluto la prima squadra inglese a visitare il continente europeo, quando nel 1890 si recò in Belgio per sconfiggere 0-7 una rappresentativa nazionale. Nel 1913, si rese protagonista di un tour dell’Impero Austro-Ungarico, poco tempo prima dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1927, viaggiò invece in Olanda per rifilare un sonoro 1-4 ai giganti dell’Ajax, che poi avrebbero ricambiato la visita vincendo per 0-2.

Everywhere we go
Everywhere we go
Clapton girls and boys
Making all the noise
Everywhere we go…

Ma oggi, ciò che rende famoso e addirittura di tendenza il Clapton a Londra non sono i suoi primati storici, né la sua bacheca ricca di trofei. Infatti la media presenze per le partite in casa del club nella stagione 2012-13 era di sole 43 persone, mentre quella del 2014-15 è stata di 186, con picchi di 400-500 tifosi.

Cosa è successo nel frattempo? Sono nati i Clapton Ultras.

Considerare ultras all’italiana un gruppo di supporters inglesi può essere fuorviante, o forse riduttivo, eppure è questo il nome che hanno deciso di reinterpretare liberamente, ispirandosi ai colori, ai canti e alla passione delle tifoserie italiane. A differenza di molti stadi inglesi, infatti, all’Old Spotted Dog non è raro vedere bandiere, stendardi, striscioni, fumogeni e tamburi. Allo stesso tempo, la Scaffold Brigada (altro nome con cui si fanno chiamare) si ispira esplicitamente a tifoserie storicamente antirazziste e solidali come quelle del Sankt Pauli o del Celtic.

In un misto perfetto di impegno politico e goliardia, i Clapton Ultras sostengono incessantemente i propri giocatori durante ogni incontro, con un repertorio di canti e piccole tradizioni da far invidia a molti gruppi organizzati. Sicuramente, a sognare un tifo così sono tutti gli avversari del Clapton nella Essex Senior League, che a fine partita rivolgono sempre un applauso stupito ai tifosi biancorossi.

Farsi un giro nella Scaffold durante una partita del Clapton è un’esperienza mistica. Che le tifoserie organizzate tendano ad eleggere una bevanda alcolica a “sponsor ufficiale” è un’usanza diffusa (vedasi in Italia con Peroni e Borghetti), ma qui non si è scelto né una tradizionale ale inglese, né la diffusissima Foster’s. A dissetare le gole dei Clapton Ultras ci pensano lattine su lattine di Tyskie, lager polacca facilmente reperibile nell’off-licence dall’altro lato della strada, alla quale è stato dedicato anche uno striscione, nonché numerosi cori.

Woke up in the morning drank a can of Tyskie
Down at the Old Spotted Dog it’s a whiskey
Ohh – the Claptonites!

La composizione sociale della Scaffold è delle più eterogenee possibili e dà un quadro perfetto di cosa significhi il Clapton FC oggi. La maggioranza dei tifosi, ovviamente, sono giovani inglesi di ogni tipo (very clever students, come li definisce il Presidente del club). Ragazze e ragazzi che qui hanno trovato ciò che cercavano: chi era stanco della Premier League, chi attratto dall’attivismo politico, chi ha deciso semplicemente di tifare la squadra del proprio quartiere.

Non mancano, però, i padroni di casa di ogni stadio inglese: quella schiera di grossi padri di famiglia, con la polo che tira sulla pancia, che hanno l’aria di seguire la squadra da ben prima che i Clapton Ultras la riportassero sulle cronache dei giornali, e che forse preferiscono una pinta di ale alla Tyskie in lattina.

Ma ciò che colpisce di più è che la Scaffold, quasi fosse una cartina al tornasole della Londra multiculturale, presenta delle vere e proprie comunità etniche al suo interno. In alto a sinistra, la comunità polacca è facilmente riconoscibile per le lunghe barbe e i dilatatori che contraddistinguono i suoi elementi (avranno importato loro la Tyskie?).

In basso, dove parte la maggior parte dei cori, è molto più facile sentir parlare spagnolo e italiano che inglese. Sono ragazzi partiti per Londra come molti altri, in cerca di lavoro o per un’avventura, che si sono portati appresso l’amore per la propria curva di appartenenza e per il tifo allo stadio “a una certa maniera”: la prima settimana a Londra hanno speso 50 sterline per andare a vedere una partita del Chelsea e hanno constatato che sarebbe stato più entusiasmante guardarla in streaming. Sono loro il cuore caldo della gradinata.

Gli italiani all’estero sono tra i più comunitari, si sa. Sarà per questo è nata da poco la Brigata Italiana, una sorta di sotto-sezione dei Clapton Ultras, con tanto di sciarpe e adesivi. Il logo? Il tre di bastoni delle carte da briscola con lo stemma del club.

Come per ogni gruppo che si rispetti, le attività dei Clapton Ultras non cessano al 90° minuto. A fine partita non escono a cercare gli scontri con i tifosi avversari (ma poi: quali tifosi?), ma organizzano raccolte di cibo per i rifugiati e campagne contro l’omofobia sugli spalti. Pensano globale ma agiscono locale: l’Old Spotted Dog Inn, storico pub subito fuori dal campo di calcio, è abbandonato da anni. Qualche tempo fa ne hanno ripulito i dintorni assieme ai residenti del quartiere, per rivendicarne la riapertura.

A giugno hanno organizzato un torneo di calcio a 7 chiamato Proudly East London, con lo scopo di combattere il razzismo che ancora ogni tanto colpisce il versante più multiculturale della capitale inglese. Tra le tante rappresentative che vi hanno preso parte, oltre a quelle del Clapton FC e dei Clapton Ultras, anche quella del FCUM London Supporters e le squadre gay-friendly East End Phoenix e Stonewall.

I am a Clapton fan
I am from East London
I know what I want and I know how to get it
I’ll follow the Tons until I’ll die
Cos’ I wanna be… At Clapton FC!

Per ciò che riguarda l’immaginario antirazzista, la storia del club viene incontro ai Clapton Ultras: uno dei più prestigiosi giocatori ad aver vestito di biancorosso è Walter Tull, il secondo calciatore professionista di colore nel Regno Unito e il primo ufficiale di colore nella storia dell’esercito britannico. A quanto pare, è in arrivo un film sulle sue gesta, dall’infanzia nell’orfanotrofio di Bethnal Green fino alla morte al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Non a caso, uno dei migliori stendardi visti nella Scaffold rappresenta una delle classiche targhe commemorative blu londinesi, ricordando i trascorsi di Tull all’Old Spotted Dog Ground.

Arriviamo dunque a risolvere un dubbio che sicuramente è sorto sin dalle prime righe: perché mai un campo di calcio dovrebbe essere intitolato a un vecchio dalmata?

Per risalire alle origini del nome, dobbiamo tornare a quando Forest Gate era davvero foresta, e il terreno di gioco altro non era che la tenuta in cui Enrico VIII si recava a cacciare con i propri cani.

Gli scherzi del destino. Tra il campo di Enrico VIII e quello di Anna Bolena ci sono una passeggiata a piedi lungo Green Street e otto serie di distanza. Eppure nessuno allo Spotted Dog sente la mancanza della Premier League.

Pubblicato nel 2015 su Crampi Sportivi

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