Migliaia di tifosi del Tottenham, mercoledì scorso, hanno assistito alla prima partita nel loro nuovo stadio stando in piedi. Questa pratica in Inghilterra è vietata da quando negli Anni 90, in seguito alla tragedia di Hillsborough, la stampa e la politica puntarono il dito contro gli hooligans e in generale dei tifosi che popolavano le gradinate. Da alcuni anni però, complice la sentenza che ha fatto luce sulle grandi responsabilità della polizia nella morte dei 96 tifosi del Liverpool, il dibattito pubblico su questo tema si è riacceso.
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Viaggio nel nuovo stadio del Tottenham: i sedili sono a 5 metri dal campo
«Attenti alle pallonate». È un cartello che sta appeso nelle due curve del nuovo stadio del Tottenham e basterebbe già da solo a chiudere ogni discorso, compreso questo racconto dell’inaugurazione di quella che da mercoledì sera è la casa degli Spurs. Esserci, vedere le lacrime di chi ci mette piede per la prima volta, sentire attorno a sé l’emozione al primo calcio d’inizio è per un romanista anche fare un viaggio nel futuro. Un futuro che, quando anche a Tor di Valle si spareranno i fuochi d’artificio, sarà comunque rimasto per troppo tempo futuro invece che presente.
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E intanto il Tottenham inaugura il nuovo stadio
Sembra un altro pianeta, ma è solo al di là della Manica. Il 3 aprile alle 19.45 inaugura il Tottenham Hotspur Stadium. Lo scintillante gigante grigio sorge su un’area che ricopre in parte quella dove fino a qualche anno fa si stagliava il mitico White Hart Lane. E fra nemmeno due settimane ospiterà la prima partita ufficiale, ospite il Crystal Palace. Quasi un segno del destino, una “congiunzione astrale” che lancia un messaggio a Roma e dice: guardate come si fa.
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Perché il calcio italiano ha bisogno delle “Safe-Standing Areas”
Tolte le barriere al centro delle curve, Roma guarda all’Europa per diventare una città più a misura di tifoso. Nei giorni scorsi il presidente della Commissione Sport del Comune, Angelo Diario, ha dichiarato che si sta lavorando affinché nelle curve dell’Olimpico si realizzino delle aree pensate per chi vuole assistere in piedi alla partita (cosa che avviene da sempre, ma calpestando i seggiolini). All’estero si chiamano safe-standing areas e sono la versione moderna delle gradinate di una volta. In Germania sono in quasi tutti gli stadi, così come altrove in Europa, e stanno tornando anche nel Regno Unito.
IL DECRETO CHE VIETA I POSTI IN PIEDI
Purtroppo, al di là dei buoni propositi di amministrazioni locali e club calcistici, l’ostacolo sembrerebbe essere a monte. C’è infatti un decreto del Ministero dell’Interno (Art. 6, D.M. 18/3/1996) che tra le altre cose regolamenta i posti in piedi negli stadi italiani: gli impianti calcistici non sono contemplati tra quelli che possono avere standing areas.
Lo stesso Diario è cosciente del problema e vorrebbe risolverlo: «L’amministrazione non può scavalcare il decreto ministeriale. A metà maggio la Commissione Sport da me presieduta, come ha fatto per le barriere, metterà attorno a un tavolo i soggetti interessati: CONI, FIGC, Comune, commissione parlamentare Sport e Cultura e, auspicabilmente, anche club e rappresentanti dei tifosi. Inoltre, in vista dell’appuntamento il CONI sta preparando un approfondimento normativo per capire se basta una modifica o va riscritto l’intero decreto».
I TRE TIPI DI STANDING AREA
Quando si parla di settori per stare in piedi, va considerato che la UEFA impone che nelle competizioni europee gli impianti abbiano solo posti a sedere. Quindi le standing areas devono potersi facilmente trasformare in settori con seggiolini, e viceversa. A seconda del modo in avviene questa sorta di metamorfosi, se ne possono distinguere tre tipi.
1) Rail seats
Sono i seggiolini adottati dal Celtic FC per la sua nuova standing area. Sono pieghevoli (come le sedie del cinema) e prevedono una ringhiera per fila, o al massimo una ogni due. Ogni seggiolino è dotato di una serratura che lo blocca in posizione chiusa: prima delle competizioni UEFA, il personale dello stadio provvede a sbloccare tutti i posti a sedere.

2) Bolt-on seats
Non tutti sanno che una delle curve più famose d’Europa, la Südtribüne del Borussia Dortmund, è un’enorme standing area da quasi 25 mila posti in piedi. La parte alta presenta seggiolini di tipo rail, mentre nella parte bassa sono di tipo bolt-on. I posti a sedere di questo tipo sono del tutto smontabili e vengono portati via dopo le partite europee, lasciando spazio alla più classica delle terraces a gradoni.

3) Fold-away seats
Compongono la standing area che ospita i tifosi del Bayern Monaco all’Allianz Arena. I posti a sedere si piegano interamente verso il basso e vanno a finire sotto ai piedi del tifoso, trasformandosi in una pedana calpestabile. Questo tipo di seggiolini dà luogo a una vera e propria gradinata, con ringhiere intervallate che possono essere più o meno fitte.

Se da un lato i bolt-on seats, quelli removibili, rappresentano una soluzione un po’ antiquata e costringono ogni volta a smontare manualmente migliaia di seggiolini, dall’altro i rail seats comportano l’installazione di una ringhiera per fila e limitano molto la libertà di movimento, cosa che in tempi di lotta alle barriere può sembrare un po’ paradossale. I fold-away seats, almeno nell’opinione di chi scrive, sono quelli che più si adatterebbero alle curve italiane, perché una volta chiusi lasciano spazio a una gradinata vecchio stampo e molto aperta, garantendo al contempo la sicurezza di chi la frequenta.
La TV dei tifosi dell’Everton ha visitato la safe-standing area del Borussia Dortmund PERCHÉ CE N’È BISOGNO?
Veniamo al punto centrale della questione. Se da un lato le istituzioni sembrerebbero intenzionate ad avviare un dibattito pubblico sulle standing areas, lo stesso non si può per ciò che hanno espresso fino ad oggi le tifoserie. Tra i tifosi italiani è tacitamente diffuso un ragionamento molto logico: se nelle curve già si sta in piedi, perché mai dovremmo volere una standing area?
Ci sono però almeno quattro motivi per iniziare quantomeno a parlarne.
1) Aumenta la sicurezza.
Chi, esultando al goal della propria squadra, si è fatto quattro file per poi atterrare di stinco sullo schienale di un seggiolino, può capire. Questa è la vera safety, non quella delle barriere al centro delle curve.
2) Sono una garanzia per il futuro.
Vi ricordate tamburi e megafoni? Nulla toglie che un giorno qualcuno vieti anche l’innocua prassi di guardare la partita in piedi. Chiedetelo ai tifosi del West Ham alle prese col nuovo stadio.
3) Aumenta la capienza degli impianti.
Basta un esempio: in Champions lo stadio del Borussia Dortmund ospita circa 66 mila tifosi. Per la Bundesliga, quando i posti a sedere in curva vengono smontati, la capienza raggiunge le 81 mila unità. Se aumenta la capienza delle curve, aumenta pure lo spettacolo sugli spalti, e la tv potrebbe addirittura ricominciare a inquadrarli.
4) Si abbassano i prezzi.
Sveliamo uno dei segreti del tanto decantato modello tedesco: allo stadio l’offerta è diversificata a seconda dei diversi target di tifoso. A Monaco un biglietto in curva per la Bundesliga costa 16 euro, l’abbonamento 140. I settori popolari sono davvero popolari e vengono compensati dalla capienza maggiore e dai servizi “vip” in tribuna. Così si riempiono gli stadi. È il marketing, bellezza!
CONCLUSIONI
L’auspicato percorso di rinascita del calcio italiano dovrebbe passare anche dalle standing areas, perché la vivibilità e la fruibilità degli stadi sono ai minimi storici e l’Olimpico di Roma ne è un esempio. È d’accordo Lorenzo Contucci, avvocato da sempre attento alle questioni relative al mondo del tifo: «Trovo paradossale che in Italia chi vuole stare in piedi sia costretto a farlo su posti pensati per far stare le persone sedute. Per tornare a riempire gli stadi bisogna diversificare i settori a seconda del tipo di tifoso: le standing areas sarebbero un passo avanti in questa direzione».
Forse per la prima volta in Italia il dibattito pubblico in favore di un tema che dovrebbe essere caro ai tifosi viene innescato dalle istituzioni. E non è detto che sia una cosa negativa, anzi, magari accadesse più spesso. Ciò che manca, però, è la voce dei tifosi di tutta Italia, anche perché – nonostante la scelta illuminata di rimuovere le barriere a Roma – non è affatto detto che al Ministero dell’Interno piaccia l’idea di cambiare le norme sui posti in piedi. Le standing areas sarebbero una garanzia contro la barriera più pericolosa, cioè quella economica. L’aumento dei prezzi dello stadio è purtroppo già una realtà, ma con il lento migliorare degli impianti il fantasma del caro-biglietti si farà sempre più incombente.
In copertina: “Looking up” di Stuart Roy Clarke
(Tifosi del Sunderland nel 1996 a Roker Park)Pubblicato su Gioco Pulito il 4 aprile 2017
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Boca Juniors: i tifosi contro il progetto di abbattimento della Bombonera
Forse è il più bello stadio del mondo: per il calore e l’energia che riesce a trasmettere, per la sua carica simbolica ed i significati che racchiude. Quelli di un calcio vissuto come festa popolare, chiassoso, colorato, latino. Per alcuni, però, è solo un vecchio impianto fatiscente che merita di essere consegnato alla memoria. La Bombonera, sovraffollata ad ogni partita, condannata dalla densità del suo quartiere a non potersi espandere oltre il proprio perimetro, sembrerebbe refrattaria a qualsiasi restyling sulla falsa riga dei grandi impianti europei. Ma soprattutto non sembra poter garantire tanti profitti quanti ne porterebbe la costruzione di un nuovo stadio per il Boca Juniors.
Il promotore del progetto è Daniel Angelici, divenuto a dicembre nuovo presidente del club a seguito delle elezioni in cui il popolo xeneize, come da statuto, è stato chiamato a scegliere la propria guida. Angelici è un uomo di fiducia di Mauricio Macri, attuale presidente dell’Argentina e presidente del Boca dal 1996 al 2007. Per molti, è ancora quest’ultimo a tirare i fili del club più titolato del Sudamerica.
Angelici aveva presentato l’idea nel proprio programma e ora, forte del risultato elettorale, si sente legittimato a sciogliere un legame che dura da più di 75 anni. Il suo progetto prevede di costruire a pochi isolati di distanza dalla Bombonera un moderno impianto da 80 mila posti, con ristoranti, negozi e servizi di ogni tipo, sponsorizzato da una grande impresa. Un’idea che ha fatto rabbrividire buona parte del tifo e che è valsa al nuovo impianto l’eloquente soprannome di estadio-shopping, stadio-centro commerciale.
Alle elezioni per la presidenza del club, pur risultando come vincitore, Angelici ha ottenuto solo il 43%. Poiché il programma degli altri due candidati prevedeva di continuare ad usare lo stadio di sempre, sono in molti ora quelli che criticano la risolutezza di Angelici nel dare l’addio allo stadio più famoso d’Argentina. D’altronde, è difficile ipotizzare che la maggioranza dei soci sia favorevole ad una proposta di questo tipo.
Ameal e Beraldi, gli altri due candidati, prevedevano invece un piano di restauro e ammodernamento dello storico impianto. In particolare, il primo, con lo scopo di aumentarne la capienza, aveva proposto di rinunciare alla famosa struttura “a forma di D” dello stadio. Si sarebbe così abbattuta la struttura verticale, che ospita solo dei balconcini, per costruire un’ampia tribuna speculare all’altra.
Il presidente macrista, però, procede sulla sua strada, sicuro di trovare una sponda anche presso istituzioni locali e nazionali. Le ragioni con le quali sta motivando il progetto sono molte, ma tre sono quelle più citate. In primis, il nuovo stadio sarebbe la soluzione al problema – riconosciuto da tutti – del sovraffollamento della Bombonera. Una soluzione che faciliterebbe l’accesso anche ai turisti e ai cosiddetti tifosi occasionali. Inoltre, Angelici dichiara di sottostare a delle indicazioni pubblicate dalla FIFA nel 2011, che raccomandano ai club di far sedere tutti gli spettatori allo stadio.
Infine, il presidente ha più volte richiamato una legge locale in cui si stabilisce che gli stadi della città di Buenos Aires debbano avere seggiolini per il 75% della propria capacità. Una modifica che ridurrebbe ulteriormente l’attuale capacità della Bombonera. Ma gli oppositori del progetto sostengono che il provvedimento sia sempre stato ignorato da tutti perché inapplicabile, tant’è che la data entro cui i club avrebbero dovuto adattarsi è stata posticipata già due volte.
Tale legge fu proposta nel 2008 all’organo legislativo di Buenos Aires da Oscar Moscariello, al tempo capogruppo del partito di Macri presso la Legislatura della capitale e in seguito vicepresidente del Boca. Un percorso che induce molti a pensare che i rappresentanti del partito al governo, in realtà, si siano prima preparati il campo con una legge inapplicabile per questioni di spazio nell’attuale Bombonera, per poi utilizzarla come uno dei motivi in favore del nuovo stadio.
Per molti tifosi del Boca, tra cui l’organizzazione Boca es Pueblo, il progetto rappresenterebbe essenzialmente un modo per alimentare i rapporti tra il partito di Macri e le imprese di costruzioni ad esso vicine, nonché un espediente per allontanare la parte più calda e popolare del tifo con prezzi più alti e modalità di accesso più restrittive.
Il nuovo impianto rappresenterebbe la perdita di identità per tutto il popolo azul y oro, che a stento si riconoscerebbe in uno stadio pieno di turisti, negozi e ristoranti. E, se è vero che la tifoseria del Boca è il jugador número doce, anche le prestazioni della squadra risentirebbero di un ambiente più freddo e composto.
Il nuovo stadio, inoltre, rappresenterebbe un’enorme fonte d’indebitamento per il club. Non a caso, Angelici si è già detto disponibile a vendere i naming rights a qualche multinazionale. Una soluzione che ha fatto inorridire gli amanti della Bombonera, chiamata così dal giorno della sua inaugurazione per essere stata paragonata dal suo architetto ad una scatola di cioccolatini.
I tifosi del Boca di certo non stanno a guardare e già si stanno dando da fare per contrastare il pensionamento del loro amato stadio, che nei piani di Angelici andrebbe coperto per ospitare eventi di intrattenimento e altri sport. A fronte del dissenso esternato in numerose manifestazioni in tutta la nazione, Angelici ha dichiarato che la questione sarà sottoposta ad un referendum tra i soci. Se ad alcuni è sembrato un passo indietro, o quantomeno un’apertura a soluzioni alternative, sono molti invece quelli che diffidano da questa dichiarazione: una consultazione di questo tipo non è prevista dallo statuto del Boca e le regole sarebbero scritte dalla dirigenza.
Referendum o no, Angelici ha già compiuto il primo, grande passo avanti verso la costruzione del nuovo stadio: si è aggiudicato a prezzo stracciato i terreni pubblici della “Casa Amarilla”, a qualche via di distanza dalla Bombonera. Senza ovviamente consultare i soci. Il Boca Juniors è risultato essere l’unico partecipante ad una gara d’appalto “per lo sviluppo e il miglioramento di Casa Amarilla”, con un progetto che affianca allo stadio alcuni servizi per i residenti, come una biblioteca e altri spazi ricreativi. A detta di alcune associazioni di quartiere, che non vogliono un altro stadio là dove erano state previste case popolari, la gara è stata pensata ad hoc: era infatti aperta solo ad organizzazioni di almeno 500 persone, con alle spalle un capitale milionario e con almeno 10 anni di esperienza nel quartiere della Boca. Praticamente, solo il Boca Juniors.
Al contrario di quanto accade in altre parti del mondo, non saranno dunque gli impedimenti burocratici ed economici a rallentare il progetto di Angelici e Macri. E mentre i cugini del San Lorenzo difendono la propria storia ottenendo la costruzione di un nuovo stadio, quelli del Boca saranno costretti ad opporsi al nuovo impianto per salvare la propria identità. Cammini opposti, ma mossi dagli stessi sentimenti.
Forse il popolo xeneize vincerà la difficile battaglia contro i poteri forti del club, della città e della nazione, riuscendo a salvare la Bombonera dal suo pensionamento. Agli amanti del calcio, tuttavia, è consigliato di prevedere a breve un viaggio a Buenos Aires, per non ritrovarsi costretti in futuro a dover comprare i biglietti di un musical solo per vedere quella che un giorno fu la Bombonera.
Pubblicato su Gioco Pulito il 9 febbraio 2016
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