A Cobham, qualche chilometro a sud-ovest di Londra, ci si va con un treno direttamente dalla stazione di Waterloo. Appena scesi dai vagoni si nota già la principale attrazione locale: il centro sportivo del Chelsea. Quasi stupisce il contatto diretto con un luogo così inaccessibile, con lo sguardo che, dal ponte pedonale che scavalca la ferrovia, può facilmente curiosare nei campi di allenamento dei Blues, mal protetti da un telone di plastica verde. L’allenamento pomeridiano diretto da Sarri è finito da poco e ad attenderci all’interno della struttura c’è uno dei due ex romanisti in forza alla squadra, Emerson Palmieri.
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E intanto il Tottenham inaugura il nuovo stadio
Sembra un altro pianeta, ma è solo al di là della Manica. Il 3 aprile alle 19.45 inaugura il Tottenham Hotspur Stadium. Lo scintillante gigante grigio sorge su un’area che ricopre in parte quella dove fino a qualche anno fa si stagliava il mitico White Hart Lane. E fra nemmeno due settimane ospiterà la prima partita ufficiale, ospite il Crystal Palace. Quasi un segno del destino, una “congiunzione astrale” che lancia un messaggio a Roma e dice: guardate come si fa.
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Spal-Roma nel nome di Taccola: le maglie all’asta e il ricavato alla famiglia
Giuliano, un ragazzo. Sulla speciale maglia che la Roma indosserà domani a Ferrara nel giorno del 50° anniversario della morte di Taccola non c’è il cognome di un professionista, ma il nome di un compagno di squadra. Lo aveva anticipato Ranieri in conferenza stampa («Per sempre nel mio cuore»), lo ha poi confermato il club con un comunicato nel pomeriggio. Il suo nome impresso sulla manica sinistra della terza maglia gialla sarà affiancato dal logo della Hall of Fame, Pantheon giallorosso in cui l’attaccante morto a Cagliari il 16 marzo 1969 è ufficialmente entrato a novembre scorso assieme De Micheli e Volk, nella serata in cui è stato celebrato anche l’ingresso di Totti avvenuto l’anno prima.
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San Saba, Testaccio, Parioli: viaggio nella Roma di Ranieri
Piazza Testaccio di sabato mattina è un via vai di ragazzini, palloni e biciclette. Qualche anno fa, prima che la vita tornasse a ruotare attorno alla Fontana delle Anfore, qui tutto girava intorno al vecchio mercato, oggi spostato vicino al Mattatoio. E c’era il mercato anche negli Anni 60, quando sulla sua Lambretta bianca Claudio Ranieri faceva la spola per le consegne tra la macelleria dei genitori, Mario e Renata, e i clienti.
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Anche in Spagna vincono i tifosi: niente più calcio di lunedì
«Niente più calcio di lunedì. A partire dalla prossima stagione il pallone sarà di sabato e domenica. Vedremo che succede col venerdì, se arriveremo a un buon accordo per tutti. Il business conta, ma contano di più i tifosi». Così Luis Rubiales, presidente della Federazione del calcio spagnolo, ha annunciato che La Liga abbandonerà le partite di lunedì a partire dalla prossima stagione.
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Tottenham Stadium: così vicini, così distanti. Ma non chiamatelo White Hart Lane
Quando si parla di stadi, bisogna parlare con ArchiStadia. Il blog, fondato nel 2015 dall’esperto e appassionato del settore Antonio Cunazza, è il principale riferimento web in Italia per chi vuole approfondire qualsiasi aspetto legato agli impianti di calcio. Ed è proprio lui che ci aiuta a ripercorrere la storia degli stadi del Tottenham: «Possiamo dire che il club inglese ha potuto contare sui migliori progettisti di ogni epoca in cui ha costruito i suoi stadi.
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Tottenham Hotspur Stadium, una Tor di Valle che ce l’ha (quasi) fatta
Nelle vie attorno al nuovo stadio del Tottenham ci sono più operai che passanti. Lo scintillante complesso nuovo di zecca è grigio e riflette il cielo dello stesso colore in una giornata in cui Londra non fa nulla per contraddire i luoghi comuni sul proprio clima. Centinaia di pettorine gialle si affannano qua e là mischiandosi alla folla multietnica del quartiere di Tottenham, una zona di Londra generalmente riconosciuta come “difficile” e a cui il progetto del nuovo stadio degli Spurs dovrebbe, almeno nelle intenzioni del governo della città e del club, riconferire nuova vita.
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La prefazione di Antonio Padellaro a “Il calcio secondo Pasolini”
Prefazone di Antonio Padellaro a “Il calcio secondo Pasolini”, pubblicata anche su “Il Fatto Quotidiano” del 31 ottobre 2018
I dolori (per il pallone) del giovane Pier Paolo
«Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre. (…) L’attesa è lancinante, emozionante. Dopo, al termine della partita, è un’altra faccenda, ci si rassegna al risultato, o si esulta». Quante volte recandomi allo stadio ho pensato la stessa cosa. E quante volte mi sono un poco vergognato di quell’attesa “lancinante, emozionante”: ma come, alla tua età palpitare ancora come un bamboccio…?
Quando ho letto che Pier Paolo Pasolini provava esattamente ciò che io provo (e con me provano milioni di esseri umani) l’ho ringraziato dal profondo del cuore. Così come va ringraziato Valerio Curcio che con la sua ricerca attenta, documentata, appassionata ci ha raccontato l’umanità di uno dei massimi pensatori contemporanei, nella sua forma più autentica e intima.
Perché continuare a blaterare (come molti blaterano) che in fondo si tratta “solo” di una partita di calcio è una bestemmia, un’idiozia e forse anche un crimine intellettuale (fermatemi!). A costoro direi di leggere Il calcio secondo Pasolini, prima di aprire bocca, se ciò servisse a qualcosa. Perché il tifo (o come vogliamo chiamarlo), il trasporto esclusivo, ossessivo per quei colori lì, l’avversione per quelle altre maglie là (non dirò quali), non prevede parole. Il sentimento che nel volgere di un attimo può illuminarti e poi trafiggerti, quindi trafiggerti e poi illuminarti fa parte di un’oscura e insieme radiosa cerimonia interiore che non può essere spiegata. Esiste e basta.
Però il calcio non è solo spettacolo o condivisione o emozione stando seduti sugli spalti o davanti al teleschermo. Quel gioco siamo noi, se conserviamo ancora il vigore per dare quattro calci con gli amici. Quel gioco siamo stati noi quando, da ragazzini, catapultati da un’aula polverosa, disegnavamo in un prato o per strada le linee immaginarie di un campo ideale (e perfino i pali della porta, larghi da un sasso all’altro e alti una misura immaginaria come immaginaria era la traversa). Per quelle partite Pasolini, scrive Curcio, lasciava il set a Mosca per correre a Roma, e poi dopo scapicollarsi in aeroporto.
Racconta Franco Citti che «finita l’esaltazione, il momento magico che lo faceva ritornare come un ragazzino a sorridere e a ridere, ritornava a essere solo, immediatamente si ritrovava ad annegare nei pensieri e nei problemi che non raccontava mai a nessuno». Sentite Dacia Maraini: «Secondo me Pier Paolo andava avanti con la testa rivolta indietro. Inseguiva un sé stesso bambino che scappava. Quando giocava, quel bambino prendeva corpo assieme al pallone, quando finiva di giocare, tornava l’adulto inquieto e doloroso che era diventato».
Di più, di meglio non si può dire. «Dimmi cos’è, cos’è», canta Antonello Venditti mentre prendo posto nel luogo della sofferenza e della gioia. Leggete questo libro e comincerete a capire: cos’è.
Antonio Padellaro
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Porto-Roma, ipotesi rimborso per i romanisti. Il Ceo di Fse: “La Uefa deve cambiare le regole”
Riepiloghiamo la questione: per i biglietti di Porto-Roma si è riproposta la situazione che l’anno scorso, per Porto-Liverpool, portò la dirigenza dei Reds a prendere posizione pubblicamente e presso la Uefa per il trattamento subito. Le norme Uefa dicono che i tifosi ospiti non possono pagare più di quelli di casa per un settore di categoria equivalente. Ma il club portoghese, applicando uno sconto a tutti i suoi soci, cioè oltre centomila persone, di fatto riempie il settore equivalente a quello giallorosso facendo pagare 18 o 22 euro, mentre i tifosi della Roma pagheranno 50 euro.
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