Vincent Kompany è un calciatore anomalo. Capitano del Manchester City e della nazionale belga, si è da sempre collocato nella schiera dei grandi giocatori che non vivono di solo calcio. Si interessa di politica, ha fondato e gestisce un’associazione umanitaria con la moglie Carla e in patria ha comprato una squadra di terza divisione per aiutare i ragazzi dei quartieri disagiati di Bruxelles. È figlio di un immigrato congolese, mentre sua madre, belga, è morta di cancro dieci anni fa. Fu proprio la madre, quando era ancora in vita, a convincerlo a ritardare il trasferimento dall’Anderlecht a un grande club per poter finire gli studi universitari di primo grado. Qualche anno fa, Kompany ha deciso di portare a termine il suo percorso universitario: si è iscritto alla Manchester Business School e recentemente si è laureato in un Master in Business Administration. L’argomento della sua tesi riguarda “come i club di Premier League possono trarre benefici dalle partite in casa”.
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Atletico Madrid-Roma, la trasferta imperfetta
Doveva essere una festa e festa lo è stata solo in parte. Anzi. E non solo per il risultato. Sono arrivati in tanti a sostenere la Roma, quasi tremila nel nuovo-vecchio Wanda Metropolitano, ma il supporto non è stato quello delle altre trasferte e di sempre.
Proprio a inizio partita nel settore 23 c’è stato un parapiglia con l’ingresso della polizia che ha prelevato due tifosi della Roma. Da quel momento il clima è peggiorato, si è cantato poco (solo cori estemporanei) nel primo tempo e niente nel secondo tempo.
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Wanda Metropolitano, uno stadio nuovo da più di 20 anni
La Roma stasera diverrà la prima squadra italiana a giocare nel nuovo stadio dell’Atletico Madrid, il Wanda Metropolitano. Nuovo, sì, ma fino a un certo punto. L’impianto fu infatti realizzato nel 1993 e inaugurato nel 1994 – ma con una sola tribuna – per l’atletica leggera.
Si chiamava Peineta e ospitava fino a 20mila spettatori. La Peineta fu chiusa però nel 2004, quando fu presentato un progetto per permettere a Madrid di candidarsi ad alcune edizioni dei Giochi Olimpici. Ma da attesa ad abbandono il passo è breve. E così la Peineta è rimasta inutilizzata per vari anni, dopo il fallimento delle candidature ai Giochi del 2012, 2016 e 2020.
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Le case dell’Atletico Madrid: tutti gli stadi dei Colchoneros”
In principio fu un parco. Campo del Retiro è il nome del posto in cui l’Athletic Club de Madrid, quando era solo una filiale dell’Athletic Bilbao, giocò la sua partita il 2 maggio del 1903. I primi soci, un gruppo di studenti baschi con nostalgia del loro Athletic Bilbao, ai quali si aggiunge un gruppo di fuoriusciti dal Madrid CF (non era ancora Real), appianavano la superficie sterrata e disegnavano le linee con le proprie mani. Il campo – stadio è una parola grossa – prendeva il nome dal vicinissimo Parco del Retiro, tuttora la più famosa e frequentata area verde di Madrid. Era un luogo aperto, uno spiazzo più che altro, e il fatto che venisse chiamato anche “Campo de la rana” rende bene l’idea di come quei pionieri giocassero in un ambiente più bucolico che sportivo.
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Crowdfunding, la colletta moderna applicata al calcio: così i tifosi finanziano stadi, campi e progetti
Mettereste 100 euro per realizzare lo stadio della Roma? E se questi 100 euro vi garantissero una cena con la squadra e la prelazione per abbonarvi? Oppure di dedicare un seggiolino del nuovo impianto a un vostro caro che non c’è più, che era tifosissimo della Roma? Non è una proposta, ma un semplice esempio di come funziona il crowdfunding applicato al calcio.
Ogni tifoso nel corso della propria vita dà molti soldi al proprio club, così tanti che fare i conti è sconsigliato. Non è detto che siano troppi, questo sta alle possibilità e alle decisioni di ognuno. Ma quante volte il tifoso ha potuto vigilare sull’utilizzo di quei soldi, potendo poi “godere” del proprio investimento? Fino a pochi anni fa, praticamente, mai.
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“Voglio solo star con te”, la canzone country che ha invaso gli stadi britannici
La straordinaria rimonta della Roma a Londra è andata in scena sulle note di una canzone che parla di un “cuore spaccato e dolorante”. L’hanno cantata prima, durante e dopo la partita tremila cuori festanti ed entusiasti. Un controsenso? Forse. Perché il coro che ultimamente va per la maggiore in Sud (ma è nato in Nord) è tutto meno che triste: “Roma alè, forza Roma alè, voglio solo star con te, voglio vincere e cantar per te, forza forza Roma alè”.
Diversamente da quanto riportato da alcuni video su YouTube, la canzone originale non è mai stata cantata da Elvis Presley.
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Campo Testaccio, oltre l’abbandono: idee per la ricostruzione attiva tra ecologia e comunità
Non tutti ci stanno. C’è ancora chi non si rassegna ad accettare come “normalità” l’assurdo abbandono della zona di Campo Testaccio. Una desolazione che non è solo un affronto alla storia di quel rettangolo di città ma che da anni comporta anche una serie di problematiche mai risolte: dall’assenza di strutture sportive nel Rione ai problemi di igiene causati dalla proliferazione di una vera e propria giungla nella buca scavata e lasciata così dall’ex ditta appaltatrice.
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AS Testaccio 68, la scuola calcio esule cacciata e mai tornata a Campo Testaccio
«Sembrava dovesse durare poco». Così Alessio Di Curzio, membro del Consiglio Direttivo dell’AS Testaccio 68, ricorda il momento in cui la storica squadra del rione fu allontanata dall’unico posto al mondo in cui avrebbe voluto stare: quel rettangolo di terra a via Zabaglia. «Sono invece otto anni che aspettiamo. E vogliamo tornare. Ho fatto una promessa a Pippo Leonardi, storico presidente e allenatore dal cuore enorme: Campo Testaccio porterà il suo nome».
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Campo Testaccio, c’avrai tanta gloria
Ne ha avuta tanta e tornerà ad averne almeno un po’. Ma oggi a Campo Testaccio la gloria non si respira. Ribrezzo, rabbia, disillusione, stupore sono alcune delle sensazioni che si possono provare al passaggio in via Zabaglia. La gloria c’è, ma rimane nel cuore dei pochi che hanno visto e dei tanti che hanno letto, ascoltato o sognato le gesta della Roma testaccina.
Questo rettangolo di città è abbandonato da più di dieci anni. E i richiami a un passato di gloria sono solo l’ultimo dei motivi per cui dovrebbe tornare a vivere.
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